Il vaso di Pandora

Sepideh Sarlak

15 – 29 ottobre 2026
inaugurazione venerdì 15 ottobre 2026, ore 18,00

La speranza come ultima presenza, come luce irriducibile capace di sopravvivere alla distruzione. È questo il nucleo poetico de Il vaso di Pandora, che inaugura alla Galleria Immaginaria di Firenze, venerdì 15 ottobre 2026 alle ore 18, una mostra dell’artista Sepideh Sarlak,  che indaga il rapporto tra conflitto, sofferenza e resilienza attraverso un immaginario simbolico intenso, in cui la fragilità dell’essere umano si confronta con la forza vitale della bellezza.

Al centro della ricerca artistica si trova il mito del vaso di Pandora: quando il vaso viene scoperchiato, il suo contenuto si disperde, lasciando sul fondo soltanto la speranza, la parte più preziosa dell’essenza umana. Un’immagine che assume un significato particolarmente urgente in un mondo ferito dalle guerre, diventando il punto di partenza di una riflessione visiva sulla capacità di custodire la luce anche quando tutto sembra perduto.

Il vaso si trasforma così in una presenza mutevole: talvolta recipiente, talvolta cuore anatomico, attraversato da arterie e vene sanguigne, custode di un bagliore o di un fiore che richiama la delicatezza e la ricchezza cromatica delle miniature persiane. Forme e simboli si intrecciano in una narrazione in cui il corpo, la vita e la speranza diventano elementi inseparabili.

Questa ricerca trova una delle sue espressioni più significative nel tappeto di guerra, opera ispirata alla tradizione dei tappeti afghani, nei quali gli elementi ornamentali tradizionali cedono il posto a immagini legate al conflitto. Armi, fucili e papaveri da oppio sostituiscono fiori e uccelli, trasformando un manufatto storicamente associato alla decorazione e alla memoria culturale in una testimonianza visiva della violenza contemporanea. A questi elementi si aggiungono le mani legate, simbolo di repressione e privazione della libertà, che evocano la condizione di un intero Paese trasformato in una grande prigione.

Eppure, la violenza non esaurisce lo sguardo dell’artista. Al contrario, è proprio nel confronto con la guerra che emerge con maggiore intensità la ricerca della luce. I colori luminosi, i bagliori custoditi nelle forme e i riferimenti floreali diventano segni di resistenza, presenze che si oppongono simbolicamente all’oscurità e riaffermano la possibilità di un futuro diverso.

Il vaso di Pandora si configura così come una meditazione visiva sulla condizione umana e sulla necessità di non abbandonare la speranza. Non una risposta semplice alla tragedia della guerra, ma un gesto di consapevolezza e di fiducia: la convinzione che, anche quando tutto il resto sembra disperdersi, possa rimanere sul fondo ciò che è più prezioso.

Una luce da custodire, proteggere e continuare a cercare.

BIOGRAFIA


Sepideh Sarlak nasce a Teheran dopo la rivoluzione islamica. A diciotto anni si trasferisce a Firenze per studiare all’Accademia di Belle Arti, dove segue il corso di pittura con i maestri Gianna Scoino e Andrea Granchi, che la incoraggiano verso una pittura personale. Dopo una tesi sulla matrice femminile nell’arte tessile di Louise Bourgeois, si trasferisce a Milano per la specialistica all’Accademia di Brera, laureandosi con una tesi sulla simbologia della casa nell’arte contemporanea. Dopo un Erasmus in Belgio e un corso alla California State University, torna in Iran, dove vive per quattro anni sull’isola di Hormuz (Golfo Persico) svolgendo una residenza artistica. Dal 2023 è tornata a vivere e lavorare a Firenze.